Approfondimenti: salute della donna

Per la salute della Donna

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D-Mannosio

Il D-mannosio è uno zucchero semplice strutturalmente correlato al glucosio. Si trova in diversi frutti e ha un ruolo importante nel metabolismo umano, in particolare nella glicosilazione di alcune proteine. Il meccanismo d'azione proposto prevede l’inibizione dell’adesione batterica alle cellule uroepiteliali. Infatti, il D-mannosio si lega ai pili di tipo 1 dei batteri, bloccandone l'adesione alle cellule uroepiteliali e riducendo così i livelli di batteriuria.
In un recente studio è stato osservato che le donne con episodi di infezioni delle vie urinarie (UTI) ricorrenti, trattate con 2 g di polvere di D-mannosio al giorno per 6 mesi, mostravano una significativa riduzione del rischio di UTI ricorrenti. In seguito al trattamento a base di D-mannosio, il tempo trascorso tra una recidiva e l’altra è stato pari a 200 giorni, mentre dopo il trattamento con antibiotico è stato di 52,7 giorni. Dopo il trattamento con D-mannosio è stata osservata anche una riduzione del dolore vescicale e dell'urgenza a urinare.


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Mirtillo Rosso

Le proantocianidine (PAC) presenti nel mirtillo rosso, in particolare quelle di tipo A, hanno mostrato un significativo effetto inibitorio sull’adesione batterica, soprattutto da parte di E. coli con fimbrie di tipo P, alle cellule uroepiteliali. La somministrazione di polvere di mirtillo rosso standardizzata in PAC può offrire una protezione contro l'adesione batterica e la virulenza nelle vie urinarie. Poiché l'adesione batterica è la prima fase nell'iniziazione di UTI, il consumo di mirtillo rosso può essere un ulteriore mezzo per aiutare a prevenire le infezioni.


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Infezioni delle vie urinarie (UTI)

Le infezioni delle vie urinarie (UTI), conosciute come cistiti, sono affezioni comuni ed è stimato che circa l’11% delle donne con più di 18 anni presentino almeno una UTI ogni anno. Di solito, semplici casi isolati di UTI non causano problemi importanti ai soggetti. Invece, le UTI ricorrenti (definite solitamente come 2 infezioni in 6 mesi oppure 3 o più infezioni in un anno) possono dar luogo a complicanze più serie. Per prevenire le UTI ricorrenti, viene impiegata una profilassi antibiotica a lungo termine. La profilassi antibiotica a lungo termine (dai 6 ai 12 mesi di trattamento) ha ridotto significativamente la percentuale di donne con recidive durante la profilassi. Inoltre, è stato osservato che i livelli di infezione ritornano ai valori iniziali quando viene interrotta la profilassi, con quasi il 60% dei pazienti che hanno una recidiva entro 3 mesi. Gli svantaggi della profilassi antibiotica a lungo termine sono anche i possibili effetti collaterali (sebbene rari), i costi e l’aumento della resistenza batterica agli antibiotici, quindi sono stati sviluppati metodi di profilassi alternativi come D-mannosio e succo di mirtillo.

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Mio-Inositolo

L'inositolo appartiene al complesso della vitamina B. L'epimerizzazione dei sei gruppi ossidrilici dell’inositolo porta alla formazione di nove stereoisomeri, tra cui il mio-inositolo (MYO). Elevate concentrazioni di MYO nel fluido follicolare svolgono un ruolo nella maturità follicolare e forniscono una misura della buona qualità degli ovociti. Il meccanismo d'azione del MYO sembra basarsi principalmente sul miglioramento della sensibilità all'insulina da parte dei tessuti coinvolti, risultando in un effetto positivo sull'asse riproduttivo e sulle funzioni ormonali attraverso la riduzione dei livelli plasmatici di insulina. Studi precedenti hanno dimostrato che il MYO può ripristinare l'attività ovarica spontanea e, di conseguenza, la fertilità nella maggior parte dei pazienti con sindrome dell’ovaio policistico.


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Faseolamina (Phaseolus vulgaris)

La faseolamina è una glicoproteina contenuta nei fagioli bianchi (Phaseolus vulgaris). L'estratto di Phaseolus vulgaris ha dimostrato di inibire l'attività dell'enzima digestivo alfa-amilasi presente nella saliva e nel succo pancreatico. Può aiutare a favorire la perdita di peso interferendo nella digestione dei carboidrati da complessi (oligosaccaridi) a semplici (monosaccaridi), zuccheri assimilabili, e riducendo così calorie e glicemia. Inoltre, il rallentamento della velocità di assorbimento dei carboidrati, influenzerebbe favorevolmente il sistema insulinico che potrebbe, a sua volta, portare a un minore accumulo di grasso.
Una formula alimentare contenente estratto di Phaseolus vulgaris ha prodotto una significativa riduzione del grasso corporeo mantenendo sostanzialmente la massa magra. L'estratto di Phaseolus vulgaris sembra essere un aiuto sicuro ed efficace da prendere in considerazione sia nei programmi di perdita di peso che nel suo mantenimento.


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Artrosi

L'artrosi (OA) è una malattia cronica delle articolazioni caratterizzata da una progressiva degradazione della cartilagine articolare e delle sue strutture associate (come ossa, capsule sinoviali e fibrose e muscolatura periarticolare), causando così dolore e disabilità. Esistono due forme distinte di OA: primaria (idiopatica) e secondaria. L'OA primaria non ha alcun innesco riconoscibile, ma può essere associata a fattori di invecchiamento e/o stile di vita (ad esempio, lavori che implicano attività ripetitive come inginocchiarsi o accovacciarsi o partecipare a sport come il calcio). L'OA secondaria può essere il risultato di varie condizioni patologiche, come lesioni articolari, infezione o disturbi del metabolismo o in fase di sviluppo. L'età avanzata e l'obesità sono i principali fattori di rischio che favoriscono lo sviluppo dell'OA e, con le attuali tendenze demografiche che dimostrano aumenti significativi di entrambi, la prevalenza di OA dovrebbe aumentare notevolmente nei prossimi anni.  Negli ultimi anni sono stati studiati vari tipi di integratori alimentari per il trattamento dei sintomi associati a pazienti con OA e dolori articolari.


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Sindrome dell'ovaio policistico

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è la causa più comune di infertilità, disfunzione ovarica e irregolarità mestruale, che colpisce il 5-10% delle donne in età riproduttiva. Diversi studi hanno dimostrato che l’insulino-resistenza è comune nelle donne con PCOS, indipendentemente dall'indice di massa corporea (BMI). Infatti, l'iperinsulinaemia dovuta all'insulino-resistenza si verifica in circa l'80% delle donne con PCOS e obesità, così come nel 30-40% delle donne magre con diagnosi di PCOS. La causa responsabile dell’insulino-resistenza nelle donne con PCOS non è nota, sebbene sia stato osservato un difetto post-recettoriale che potrebbe influenzare il trasporto del glucosio. L’insulino-resistenza è significativamente esacerbata dall'obesità ed è un fattore chiave nella patogenesi di anovulazione e iperandrogenismo. Ulteriori studi hanno suggerito che la compromissione della via dell'insulina potrebbe essere dovuta a un difetto nel secondo messaggero di inositolfosfoglicani (IPG). È noto che gli IPG hanno un ruolo nell'attivazione degli enzimi che controllano il metabolismo del glucosio. Nelle donne con PCOS, un difetto nella disponibilità dei tessuti o un alterato metabolismo dei mediatori dell'inositolo o degli IPG possono contribuire all'insulino-resistenza.

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h4>Acido Alfa Lipoico

Tra tutti i nutrienti con proprietà antiossidanti, l'acido α-lipoico (ALA) sembra essere il più forte per la sua capacità unica di comportarsi da antiossidante sia nelle fasi lipidiche che acquose della cellula. Le fonti alimentari includono carne rossa, carni di organi, spinaci, broccoli, patate, carote, barbabietole e lievito.
L'ALA è ben noto per le sue proprietà antiossidanti in caso di infiammazione indotta da citochine. Inoltre, l'ALA può rigenerare antiossidanti endogeni, come vitamina E, vitamina C e glutatione, e prevenire danni ossidativi. L'ALA endogeno è anche un coenzima coinvolto nel metabolismo dei carboidrati e nel ciclo dell'acido citrico mitocondriale, responsabile della produzione di adenosina trifosfato.


Acido Docosaesaenoico

L'acido docosaesaenoico (DHA) è un acido grasso omega-3, appartenente alla categoria di acidi grassi polinsaturi. Molte condizioni croniche sono associate all'assunzione eccessiva di acidi grassi saturi nella dieta (tra cui obesità, insulino-resistenza, malattia coronarica e alcune forme di cancro). La valutazione clinica dell’integrazione alimentare con acidi grassi polinsaturi omega-3, ivi compreso DHA, ha dimostrato il loro effetto benefico in diverse condizioni patologiche, in cui l'infiammazione sia considerata una componente chiave della patogenesi. Il DHA ha un effetto positivo sulla fluidità e permeabilità di membrana, sul trasporto di nutrienti dentro e fuori la cellula, sulle attività enzimatiche e sulla comunicazione cellula-cellula. Studi recenti hanno dimostrato che, nel processo di infiammazione, vengono prodotti mediatori, derivati da acidi grassi polinsaturi omega-3, incluso il DHA, con potenti proprietà antinfiammatorie (resolvine).


Associazione DHA + ALA

Diversi risultati ottenuti con una formulazione a base di DHA e ALA hanno dimostrato l’efficacia di questa combinazione, infatti, anche se i composti possiedono strutture chimiche e meccanismi di azione diversi, agendo insieme, interagiscono a livello cellulare per generare una risposta terapeuticamente significativa quasi immediata. La somministrazione orale di ALA in combinazione con DHA ha prodotto un effetto maggiore rispetto alla somministrazione individuale di ALA oppure di DHA da soli, indicando un'interazione sinergica nel contrastare l’infiammazione.


Dolore Pelvico Cronico

Il dolore pelvico cronico è definito come dolore continuo o intermittente, localizzato nell'addome inferiore, e persistente da più di 6 mesi. Il dolore pelvico cronico è una condizione patologica diffusa che colpisce circa 1 donna adulta su 6.
Il dolore acuto è sintomo di tessuti danneggiati e diminuisce con l’avanzare della guarigione. Poiché il dolore cronico è causato da molteplici fattori, può persistere a lungo, anche dopo che la lesione del tessuto è completamente guarita. L’elevata intensità del dolore peggiora la qualità della vita dei soggetti colpiti e può richiedere trattamento farmacologico o intervento chirurgico. In particolare, l’associazione di omega-3 con acido α-lipoico ha dato risultati interessanti nella terapia del dolore cronico.

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Menachinone 7

Il Menachinone 7 appartiene alla famiglia della vitamina K2. Le principali fonti di vitamina K2 sono latticini, come il formaggio, e il tradizionale natto giapponese (semi di soia fermentati). Le vitamine K sono necessarie per l'attivazione del glutammato presente nei residui di γ-carbossiglutammato (Gla) delle cosiddette proteine-Gla, tra cui l'osteocalcina sintetizzata nell'osso. Infatti, la forma attiva dell’osteocalcina (cOC) è in grado di attirare gli ioni calcio e incorporarli nei cristalli di idrossiapatite che formano la matrice ossea. A livello sistemico, le concentrazioni di cOC plasmatico e la sua forma inattiva (ucOC) riflettono lo stato funzionale di questa proteina nella matrice ossea e hanno dimostrato di essere un indice affidabile rappresentativo della salute delle ossa: alti livelli di ucOC sono stati trovati nelle donne in post-menopausa con elevata riduzione di massa ossea, osteoporosi e aumentato rischio di fratture.
Il Menachinone 7 (MK-7) svolge diverse funzioni grazie alla sua capacità di attivare determinate proteine-Gla. L'assunzione di MK-7 ha migliorato significativamente lo stato della vitamina K e ha diminuito la riduzione della densità minerale ossea (DMO) dovuta all'età, a livello della colonna lombare e del collo femore.
Il miglioramento dello stato della vitamina K, misurato come una maggiore attivazione di osteocalcina, si raggiunge facilmente grazie all'integrazione alimentare a base di vitamina K. Le autorità europee per la sicurezza alimentare (EFSA) hanno accettato il claim sul ruolo della vitamina K nel mantenimento di ossa normali. Quindi, le donne in post-menopausa possono trarre beneficio dall'assunzione di integratori a base di MK-7 per prevenire la perdita di massa ossea dovuta all'età.


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Osteoporosi

L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e dal deterioramento dell’architettura dell'osso, che diventa così più fragile e maggiormente esposto alle fratture. Studi recenti hanno dimostrato che le donne in post-menopausa possono risentire di una maggiore riduzione ossea, con la possibilità di sviluppare una condizione di osteoporosi e, di conseguenza, aumentando il rischio di frattura: quelle più colpite sono la colonna vertebrale, anca e polso. In particolare, le conseguenze più gravi sono associate alla frattura osteoporotica dell’anca, a cui sono soggetti soprattutto gli anziani. Attualmente sta suscitando un notevole interesse la valutazione dell’approccio nutrizionale per la prevenzione dell'osteoporosi, in particolare per quanto riguarda la correlazione recentemente trovata tra il grado di avanzamento dell’osteoporosi e le abitudini alimentari. La carenza di vitamina K a lungo termine è stata riconosciuta come uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di malattie legate all'età, tra cui l'osteoporosi e le malattie cardiovascolari.

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